CEFALEA CERVICOGENICA

Struttura muscolare degli estensori del collo nella cefalea cervicogenica

La cefalea cervicogenica (cervicogenic headache – CH) è un disordine relativamente comune ma poco conosciuto e spesso diagnosticato erroneamente come emicrania o cefalea di tipo tensivo. In letteratura scientifica viene accettata la definizione di CH come una sindrome caratterizzata da dolore cronico unilaterale o bilaterale che proietta alla testa e che può derivare dalle strutture ossee o dai tessuti molli del collo. Alcune evidenze suggeriscono come la CH sia presente in maniera sproporzionata negli anziani e sia una comorbidità associata al declino funzionale della forza e della resistenza della muscolatura cervicale. Ci sono state speculazioni rispetto al fatto che questo declino funzionale sia correlato alla patogenesi della patologia o se questa si sviluppi come sintomo secondario rispetto ad un altro processo. Ad oggi tuttavia nessuno studio ha valutato le qualità macroscopiche della muscolatura cervicale nei soggetti affetti da CH. Un recente studio ha quindi sfruttato la RMN per valutare la muscolatura cervicale di 14 soggetti con diagnosi di CH e di 14 controlli. In entrambi i gruppi è stata valutata l’area di sezione trasversa relativa (relative cross-sectional areas – rCSAs) e il grado di infiltrazione adiposa per i muscoli retto posteriore maggiore della testa, retto posteriore minore della testa, multifido, semispinale del capo, splenio del capo, lungo del collo e sternocleidomastoideo. I risultati della RMN nel gruppo CH hanno mostrato, rispetto al gruppo controllo,una riduzione significativa della rCSA e un maggiore livello di infiltrazione adiposa del retto posteriore maggiore/minore della testa e dello splenio del capo. Non sono state osservate differenze significative per la muscolatura flessoria. Questi dati rafforzano il paradigma per il quale la muscolatura cervicale ricopra un ruolo importante nel decorso e potenzialmente nella patogenesi della CH e come sia quindi probabile osservare dei cambiamenti strutturali nella muscolatura estensoria del collo nei soggetti con questa patologia. Gli autori hanno comunque osservato come non sia possibile stabilire, con i dati raccolti, una relazione causale tra il decremento del trofismo muscolare e la patogenesi della CH; restano quindi necessari ulteriori studi per confermare questa ipotesi. I fisioterapisti dovrebbero stare attenti rispetto alle future ricerche al fine di informarsi su tecniche e modalità di trattamento.

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